Disgrafia. Il bambino disgrafico

La scrittura va considerata come formata da tre aspetti:

  • il gesto grafico, cioè la cosiddetta calligrafia, la bella scrittura
  • la competenza ortografica, cioè la capacità di trasformare i suoni in lettere rispettando le regole della lingua italiana
  • l’abilità creativa di scrivere un testo

La scrittura è uno degli atti che coinvolge più aree del nostro cervello, non è solo la riproduzione di un segno sul foglio. Per scrivere dobbiamo elaborare il messaggio che ascoltiamo o pensiamo, dobbiamo coordinare occhi e mani, elaborare una serie di movimenti all’interno di uno spazio e unire memoria e attenzione visiva. Quando parliamo di scrittura, ci riferiamo a più aree del cervello implicate. Entrambi gli emisferi del nostro cervello collaborano per produrre un testo scritto: quello sinistro elabora le informazioni di carattere verbale e quello destro quelle di carattere spaziale.

La disgrafia si riferisce alla componente grafica della scrittura, alla cosiddetta “calligrafia”o bella scrittura

Le lettere non hanno la forma convenzionale, vengono storpiate, non mantengono la stessa grandezza all’interno di una stessa parola e spesso hanno un andamento ondeggiante sopra e sotto il rigo.

Il bambino disgrafico può arrivare a produrre una grafia illeggibile anche per se stesso; fatica molto mentre scrive, non impugna bene la penna, i muscoli della spalla appaiono contratti e fa fatica a copiare dalla lavagna.

La disgrafia può essere attribuita a diverse cause, da valutare caso per caso.

In generale può essere legata a problemi di motricità e di coordinazione motoria: difficoltà nei movimenti delle dita e del polso, difficoltà nel posizionare e nel muovere gli arti, difficoltà nella rappresentazione e nell’utilizzazione del corpo nello spazio, oppure ha cause psicologiche cioè problemi affettivi che si ripercuotono sulla scrittura.

Il bambino disgrafico può vivere la situazione in modo frustrante, soprattutto perché il quaderno pasticciato, disordinato diviene ai suoi occhi, la prova tangibile che ha qualcosa in meno degli altri. Inoltre i compiti, che per i compagni sono semplici, per lui sono estremamente difficoltosi. Ne consegue un’autosvalutazione.


Cosa Fare?

Effettuare una diagnosi tempestiva e accurata è il primo passo per aiutare il bambino disgrafico.

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